Da che ricordo, ho sempre pensato al viaggio come alla panacea dei travagli interiori: solvitur ambulando.
Guardandomi dentro scorgo un'infinità di luoghi, strade, cieli: un'intricata mappa delle mie fughe.
Ho sempre pensato che spostarsi fosse una liberazione. Quale libertà nascere a nuova vita! Un libro con pagine bianche tutte da scrivere!
Quante volte, soffocato in luoghi angusti e in prigioni dell'animo, ho sognato nuovi orizzonti. Insaziabile di scoperte! Il fascino e il timore di una nuova esistenza tutta da scrivere!
Ho sempre pensato a me stesso come ad un pellegrino in cammino verso una terra promessa nella quale tornare ad essere embrione e poi guardare alla nuova vita con l'entusiasmo di un bambino sempre pronto a meravigliarsi.
Ho sempre pensato alla vita come ad una cartina stradale fitta di linee di diverso colore.
Ciascuno sceglie la propria strada e i più finiscono con lo stanziarsi.
La mia irrequietezza interiore sembra impedirmi di trovare il luogo giusto dove fermarmi; il mio istinto mi porta a vagare, a camminare, esplorare, imboccare una strada e poi deviare, tornare indietro e cambiare percorso. Sempre in cammino su strade in salita ed altre in discesa.
Probabilmente potrò sembrare privo di buon senso: non me ne rammarico, il buon senso lo lascio senza rimpianti agli altri. Io ho sempre trovato più rassicurante immaginare di avere a disposizione l'infinita rete di strade di questo mondo e pensare che tutto ciò di cui ho bisongo è avere il coraggio di calzare un paio di scarpe e andare...
Sono un vagabondo dell'animo, non riesco ad immaginarmi se non tra vasti orizzonti...
dai taccuini Moleskine,
maggio 2009
Guardandomi dentro scorgo un'infinità di luoghi, strade, cieli: un'intricata mappa delle mie fughe.
Ho sempre pensato che spostarsi fosse una liberazione. Quale libertà nascere a nuova vita! Un libro con pagine bianche tutte da scrivere!
Quante volte, soffocato in luoghi angusti e in prigioni dell'animo, ho sognato nuovi orizzonti. Insaziabile di scoperte! Il fascino e il timore di una nuova esistenza tutta da scrivere!
Ho sempre pensato a me stesso come ad un pellegrino in cammino verso una terra promessa nella quale tornare ad essere embrione e poi guardare alla nuova vita con l'entusiasmo di un bambino sempre pronto a meravigliarsi.
Ho sempre pensato alla vita come ad una cartina stradale fitta di linee di diverso colore.
Ciascuno sceglie la propria strada e i più finiscono con lo stanziarsi.
La mia irrequietezza interiore sembra impedirmi di trovare il luogo giusto dove fermarmi; il mio istinto mi porta a vagare, a camminare, esplorare, imboccare una strada e poi deviare, tornare indietro e cambiare percorso. Sempre in cammino su strade in salita ed altre in discesa.
Probabilmente potrò sembrare privo di buon senso: non me ne rammarico, il buon senso lo lascio senza rimpianti agli altri. Io ho sempre trovato più rassicurante immaginare di avere a disposizione l'infinita rete di strade di questo mondo e pensare che tutto ciò di cui ho bisongo è avere il coraggio di calzare un paio di scarpe e andare...
Sono un vagabondo dell'animo, non riesco ad immaginarmi se non tra vasti orizzonti...
dai taccuini Moleskine,
maggio 2009
3 comments:
è giusto,il viaggio inteso come liberazione,conoscenza,confronto,il tuo post è molto bello,quasi quasi parto,mah,ciao bernardo buona serata.
mi scuso sinceramente prima ho sbagliato il tuo nome,ciao francesco,scusa.
Ciao Achab. Grazie mille, davvero! Per me viaggiare significa esattemente questo: conoscere gli altri e sé stessi. La condizone del viaggio è quella che cerco di riportare anche metaforicamente nella mia vita interiore: essere sempre in cammino, non fermarsi mai, voler conoscere sempre di più.
Ti ringrazio davvero tanto, ciao, a presto
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